Demenza e cambiamenti comportamentali: sono solo parte del decorso della malattia? 

Sapevate che i cambiamenti comportamentali che spesso accompagnano la demenza – come agitazione, aggressività, deliri e allucinazioni – non sono solo “parte del decorso” della malattia, ma potrebbero avere una base fisiopatologica precisa a livello cerebrale? Questo è quello che prova a spiegare la revisione sistematica pubblicata su Frontiers in Dementia, attraverso un’analisi dettagliata della letteratura per cercare di capire quali alterazioni neuropatologiche siano alla base di questi sintomi, noti anche come BPSD (Behavioral and Psychological Symptoms of Dementia).

COSA SONO I BPSD?

I BPSD comprendono una serie di sintomi comportamentali che spesso accompagnano il deterioramento della memoria. Questi sintomi non solo rendono la vita quotidiana più difficile per chi soffre di demenza, ma aumentano anche il carico emotivo e fisico dei caregiver. I sintomi più disabilitanti appartengono al cluster psicotico-attivo (HIDA-P). Tra questi, troviamo:

  • Agitazione e aggressività: comportamenti che possono includere urla, liti o persino atti di violenza verbale o fisica;
  • Deliri e allucinazioni: convinzioni errate o percezione di cose che non esistono;
  • Irritabilità e disinibizione: perdita del controllo emotivo e comportamenti inappropriati.

COSA HA EVIDENZIATO LO STUDIO?

Sono stati esaminati numerosi studi che confrontavano i sintomi comportamentali HIDA-P dei pazienti con le alterazioni neuropatologiche misurate a livello cerebrale post-mortem. Ecco i punti chiave:

  1. Ruolo delle proteine anomale: nei pazienti con demenza, non è tanto il deposito di beta-amiloide a spiegare i sintomi comportamentali, quanto piuttosto la presenza di alterazioni legate ad un’altra proteina, la TAU (entrambe sono note perché associate alla Malattia di Alzheimer).
  2. Presenza di più alterazioni insieme: molti pazienti non mostrano un’unica anomalia, ma una combinazione di diverse alterazioni proteiche (ad esempio la coesistenza di TAUopatia con proteine TDP-43 o corpi di Lewy). Queste “proteinopatie multiple” agiscono insieme, influenzando in modo complesso le aree del cervello responsabili del controllo delle emozioni e del comportamento.
  3. Importanza di aree specifiche del cervello: un ruolo centrale sembra essere svolto dall’amigdala e dalle strutture del sistema limbico – le zone del cervello che regolano le emozioni. Alterazioni in queste aree possono portare a un “circuito disfunzionale” che si traduce in comportamenti aggressivi, allucinazioni e deliri.
  4. Sintomi in una fase intermedia della demenza: i sintomi comportamentali, secondo i dati raccolti, tendono a manifestarsi in una fase intermedia della demenza. Questo perché, in questa fase, i circuiti cerebrali sono danneggiati ma non completamente distrutti, dando luogo a sintomi “irritativi” e “produttivi” piuttosto che ad un completo “shutdown” emotivo (che si osserva, ad esempio, in casi di apatia grave).

PERCHÉ È IMPORTANTE QUESTA RICERCA?

Questi risultati non servono solo a capire meglio come funziona il cervello nelle diverse fasi della demenza, ma hanno anche implicazioni pratiche:

  • Migliore gestione clinica: conoscere le basi neurologiche dei sintomi può aiutare i medici a scegliere terapie più mirate;
  • Sostegno ai caregiver: capire che i comportamenti difficili hanno una spiegazione biologica può aiutare i familiari e i caregiver a gestire meglio la situazione, riducendo lo stigma e il senso di colpa.

Link per leggere l’articolo completo: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39949536/

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